SPIRITUALITA' OLISTICA - Lucien Bruchon

      Oltre l'apparente diversità siamo tutti uguali, tutti, imprescindibilmente, parti dell’Assoluto.

          

Danza e psiche 

          
                     
          

Testo dell'intervento alla: 

          
                     
          

Giornata Internazionale della Danza 

          
                     
          

Accademia Nazionale di Danza.

Largo Arrigo VII, 5 - 00154 - Roma. 

29 Aprile 2009 

          
          

Tavola rotonda sul tema  

          
          

“EDUCAZIONE POSTURALE NELLA DANZA” 

          
                     
          

con   la   d.ssa   Luana   Poggini,  Jayne   Persh,  Rita   Valbonsi   e   Mattia Barberi  

          
                     
          

Intervento di Lucien Bruchon
Fisiopranoterapeuta e Psicopranoterapeuta

          
                     
          Interviene contemporaneamente sul corpo con lo Shiatzu, la digitopressione e la riflessologia e l’energia scaturita dalle mani. Già danzatore solista e primo ballerino di fama internazionale, insegnante di tecnica classica per le classi avanzate presso il Centro di Formazione Danza “Profession Dance”  e la Compagnia “Gruppo Mandàla” diretta da Paola Sorressa           
                     
                     
                     
          

Titolo dell’intervento: 

          
                     
          Danza e psiche:
Influenza dell’atteggiamento psicologico
sullo sviluppo e la crescita del danzatore e sul recupero
delle funzioni muscolo-scheletriche dopo un trauma.
 
          
                     
          

scaletta:

          
          1.      Breve presentazione del metodo terapeutico:            
          

   a)     L’Uomo esoterico
     b)     Unicità dell’uomo
     c)     Ego - percezione
     d)     La proiezione nello spazio
     e)     La psiche
       f)        Le energie 

          
          2.      Possibili origini del trauma:           
          

    a)     Eccesso di impegno
     b)     Eccesso di entusiasmo
     c)     Negazione di ciò che si fa
     d)     Mancanza di entusiasmo
        e)         Mancanza di autostima 

          
          3.     Conseguenze:           
          

     a)    Contratture antalgiche
       b)        Memoria emotiva del trauma 

          
          4.     Prevenzione:           
          

     a)     La psiche al servizio del corpo
      b)     Dare fiducia al corpo e alla mente

          
          5.     Conclusione:           
                     
          

Ringraziamenti:

          
          

            Ringrazio l’Accademia Nazionale di Danza nella persona della sua Direttrice la Sig.ra Parrilla e la d.ssa Poggini per avermi dato l’opportunità di partecipare a questa tavola rotonda e di aver potuto condividere il mio pensiero e la mia esperienza terapeutica con questo gentile pubblico di danzatori e questi eminenti colleghi. 

          
                     
          1.    Breve presentazione dell’approccio terapeutico:           
                     
          

a)     L’Uomo esoterico (cioè l’uomo nascosto, sconosciuto): 

          
                     
          

          L’approccio terapeutico si basa sul concetto che il corpo sia sì “una struttura meccanica in se” a rischio di usura e di danneggiamenti ma soprattutto sul fatto che a monte del corpo si trovi una individualità psichica complessa quasi sconosciuta perché composta da un inconscio e da un subconscio. 

          Succede in noi una quantità incredibile di cose delle quali siamo assolutamente inconsapevoli.
          Vi siete mai fermati ad osservare il vostro corpo ed a contemplare quale meraviglioso congegno questo sia. Com’è possibile che migliaia di processi di generazione di nuove cellule, di secrezioni ormonali, cicatrizzazioni di ferite, di crescita delle ossa; senza parlare della facoltà di mantenersi sempre in equilibrio, di compiere azioni automatiche indispensabili alla sopravvivenza come il battito cardiaco o la respirazione, ecc… come queste funzioni quindi abbiano luogo senza che la nostra mente ci debba dedicare la minima attenzione?  
          Se meditiamo poi su cosa la nostra mente sia capace di produrre allora il senso di miracolo diventa straordinario! L’uomo crea, l’uomo inventa, l’uomo programma la sua vita, l’uomo pensa e “si pensa”, e quanto pensa? 
             Quanto sogna? 
             Quanto desidera? 
             Quanto vuole..? 
             E quanto si inganna? 

           Siamo veramente noi, questa mente conscia, a gestire tutto? Siamo veramente liberi di fare tutto ciò che vogliamo? Riusciamo veramente a risolvere tutti i problemi?  O qualcosa si muova in noi e ci fa fare cose a volte apparentemente sbagliate ed altre volte invece ci fa trovare le risposte che la mente conscia non riusciva a trovare? 

          
          

b)     Unicità e Interezza della persona:

          
                     
          

         ogni uomo è “unico” e “irripetibile”. Ciascuno ha di fatto una specifica struttura psico-fisica determinata dall’eredità genetica, dal percorso educativo che ha vissuto e dalla particolare sensibilità che lo avrà portato ad “interpretare” questo percorso in un modo esclusivo. Per la psiche non esiste nulla di realmente “oggettivo”.

           Crescendo, l’atteggiamento psicologico modifica il corpo nella stessa misura in cui lo stato del corpo influenza la crescita psicologica. Il corpo e la psiche sono indissociabili e questo ci deve portare a guardare una persona come una “Interezza” della quale si deve preservare “l’Integrità”. 
          
                     
          

c)      Ego – percezione: 

          
                     
          

        tutto ciò che si muove o succede attorno a noi viene percepito con i nostri organi dei sensi ed interpretato dalla nostra mente e quindi la percezione che abbiamo del mondo non può che essere “ego-centrica”: cioè percezione a partire dal punto di osservazione che siamo, cioè, in realtà: “ego-percezione”. L’ego-percezione non è un atteggiamento sbagliato, l’ego-percezione è una necessità assoluta della crescita psicologica. 

        Essendo tutto percepito dai nostri sensi e reso consapevole dalla nostra mente, è molto difficile immaginare che non tutto dipende da questa mente, che non tutto sia realmente così come crediamo debba essere. 
        È molto difficile pensare che gli altri non hanno la stessa percezione degli odori, dei suoni, dei colori e per fino dei fatti perché ognuno interpreta ciò che vede o che sente in funzione di un proprio codice.

          
          

         La percezione del dolore è anch’essa molto diversa da persona a persona. Ciascuno ha una “soglia” specifica legata alla capacità inconsapevole di annullare i messaggi che provengono dal corpo per evitare di disturbare l’attenzione psichica che non vuole sapere ciò che succede (generalmente per paura o per senso di incapacità di gestione).  

          
                     
          

d)     La proiezione nello spazio:

          
          

       A terra c’è la materia primordiale, le radici dell’uomo-animale; in cielo lo spirito, l’elevazione, la liberazione delle contingenze materiali; tra i due c’è l’uomo, l’uomo pensante, l’uomo antenna tra il cielo e la terra, l’uomo che materializza lo spirito e spiritualizza la materia. 

        Cos’è l’artista se non una persona che trasforma la materia in spirito?
        Davanti a noi c’è il futuro, in noi troviamo il presente e dietro si nasconde il passato. Gli organi dei sensi sono rivolti principalmente avanti: gli  occhi, il naso, la bocca, le orecchie stesse sono rivolte verso ciò che è davanti. 
        Per prendere coscienza di ciò che è dietro dobbiamo decidere di girarci. Invece ciò che è davanti viene recepito spontaneamente. Non è molto più facile e spontaneo abbracciare una persona che si trova davanti piuttosto che dietro di noi? Le gambe e i piedi non sono forse fatti per andare avanti, verso il futuro?
       Già nei bambini, quando imparano a camminare, si vede la propensione a proiettarsi verso il futuro o quella di rimanere legati al passato. I bambini che tendono a cadere avanti sono quelli che si offrono al futuro, quelli invece che cadono indietro sono quelli che hanno paura di ciò che verrà. La violenza della caduta è proporzionale alla forza dello slancio avanti o della trazione indietro. 

           Anche negli adulti si può notare la differenza tra le persone che camminano con il petto proteso avanti e quelle che invece hanno le gambe che precedono il corpo.

          
                     
          

e)     La psiche:

          
          

        l’uomo non è costituito solo di materia, ciò che lo distingue dall’animale è la sua psiche. 

       Che cos’è la psiche? È il complesso di tutte quelle facoltà e di quei caratteri che dirigono l’attività e l’esistenza dell’uomo; cioè di quelle qualità, non fisiche, che caratterizzano un individuo e lo diversificano da un altro. Così è psichica l’attività mentale istintiva o intellettiva; è psichica l’attività sensoriale e di percezione; ma sovrana creatura della psiche è l’Io, questo strumento di ego-percezione.
       E che cos’è il pensiero? Il pensiero è probabilmente il più grande miracolo del fenomeno “Vita”. È un processo che rende concreto i movimenti energetici che provengono dal corpo fisico, dalla sfera emotiva e da mille sorgenti esterne a noi. Senza il pensiero la creazione sarebbe inutile perché non ci sarebbe nessuno a sapere che questa esista.
       Il destino naturale dell’uomo è di crescere, di migliorare, di andare avanti alla scoperta di ciò che ancora non conosce. Ma spesso l’uomo ha paura dell’ignoto perché la psiche è fatta di abitudini, di ripetizioni. 
       Esiste una legge psichica che si chiama “continuità dell’Io”. Tra ciò che eravamo ieri e ciò che siamo oggi abbiamo l’assoluta necessità di riconoscerci, di sapere di essere questo “Io” solo leggermente cambiato, non un’altro. Se cambiiamo troppo drasticamente non ci riconosciamo. Non sopportiamo di essere posseduto, nemmeno da un angelo. 
       Per questo l’uomo si aggrappa a ciò che conosce, ciò che ha già sperimentato.
      La psiche tende ad identificarsi con ciò che più comunemente e quotidianamente sperimenta. Quando succede qualcosa di nuovo, anche la cosa più bella, la psiche tende a rifiutarlo per mantenere lo stato di ciò che già conosce. 
      Se ci ammaliamo o se ci facciamo male il primo istinto della psiche sarà quello di ripristinare il più velocemente possibile lo stato di salute. Se non ci riesce in un tempo discreto la psiche cercherà gli adattamenti più comodi cioè quelli che gli faranno cambiare meno abitudini possibile. 
       Questo adattamento si chiama “cronicizzazione”. Si innescano delle contratture (dette antalgiche) per difendersi dal dolore o dalla sua percezione.
      Questo stato diventa la nuova “normalità” e a questo punto è la guarigione che viene rifiutata perché chiede di cambiare ciò nel quale la psiche ormai si riconosce. In questo caso la terapia dovrà essere prolungata abbastanza per portare la psiche a riadattarsi e riabituarsi alla salute.
       Così si capisce la difficoltà di correggere i difetti posturali o tecnici dei danzatori. Ormai si riconoscono nella postura viziata che assumono da tempo o nel modo di ballare che il loro corpo ha registrato e anche se capiscono la necessita di modificare la loro postura l’istinto acquisito in precedenza le farà tornare sulle vecchie posizioni ogni volta che l’attenzione non verrà portata specificamente sull’atteggiamento da cambiare.
      La pazienza è dunque la chiave della trasformazione. Riportare con calma ed instancabilmente l’attenzione sulla correzione da operare.

         Contrariamente a quello che può sembrare gli stimoli coercitivi produrranno sempre l’effetto contrario di quello desiderato perché la psiche non sopporta di essere violentata. 
          
                     
          

e)     Le energie: 

          
          

        ciò che siamo si manifesta per mezzo di energie. Il corpo è energia, il pensiero è energia, i sentimenti sono energie, il carisma dell’artista è energia. Non solo il movimento consuma energia, anche il pensare e il sentire emozioni ne necessita. Ogni dimensione ha bisogno del suo nutrimento. Il corpo di cibo fisico, la mente di informazioni e di sapere, il cuore di emozioni e di slanci.

        Prima abbiamo parlato del carisma dell’artista perché la sua visibilità fisica e soprattutto interpretativa sono espressioni di come si muovono le sue energie.
        Come potrebbe essere scenicamente visibile una persona psicologicamente chiusa?
        Come potrebbe coinvolgere il pubblico un danzatore che non proietta le sue energie al di là del corpo?
        Come potrebbe essere credibile un artista se non ha una intensa vita interiore o che non la fa fluire verso l’esterno?

        Il corpo è maggiormente sostenuto dall’energia mossa dalla psiche che non da quella dei muscoli.
        I muscoli “tengono” e quindi raccorciano.
        La psiche  “sostiene” e quindi libera ed espande.
       La fede nella capacità di superamento dei suoi limiti farà molto di più per il corpo, e quindi per l’acquisizione della tecnica, che la violenza muscolare o psicologica: la critica, l’offesa, la negazione, ecc….
         Tutto questo costituisce l’uomo, questa individualità estremamente complessa che dobbiamo aiutare a crescere o a guarire.

          
                     
          

Possibili origini del Trauma:

          
          

1.      Eccesso di impegno: 

          
                     
          

metto troppa forza, troppa tensione per riuscire a fare o a dimostrare di essere capace di fare. L’accumulo di tensioni porta a un’ipertonicità della muscolatura, cioè a contratture, e alla limitazione dell’ampiezza delle articolazioni e quindi alla predisposizione agli strappi, alle distorsioni e alle infiammazioni. 

          
                     
          2.      Eccesso di entusiasmo:           
                     
          

mi sento un dio e mi butto a destra e manca senza nessun controllo. Sono molto proiettato in avanti ma faccio fatica a fermarmi. Rischio di continuo di sbattere, di slogarmi un’articolazione o di strapparmi un muscolo. 

          
                     
          3.      Negazione di ciò che si fa:           
                     
          

odio la danza ma non lo so o non oso dirmelo. Non voglio danzare e mi faccio male per giustificare la mia non partecipazione. Non posso proiettarmi in un futuro che non riconosco. Il mio corpo rimane indietro rispetto alle gambe e i movimenti non hanno ampiezza. 

          
                     
          

4.      Mancanza di entusiasmo: 

          
                     
          

non metto abbastanza forza per affrontare l’impegno. Faccio perché gli altri me lo chiedono o perché sono dotato ma non capisco il valore di ciò che ho e quindi non sono tonico e tendo a non oppormi giustamente alla forza di gravità e a non ammortizzare i salti. Rischio le slogature e i danni alla spina dorsale. 

          
                     
          

5.      Mancanza di auto-stima: 

          
                     
          

non mi sento all’altezza del compito e mi faccio male per giustificare la mia incapacità. La mia mente mi dice che devo fare mentre l’intima convinzione è di non esserne capace. Il conflitto interiore fa si che contemporaneamente spingo e trattengo: mi blocco per conflitto tra muscoli protagonisti ed antagonisti che non alternano le loro fasi di attività ed inattività. In oltre la mancanza di auto-stima porta alla percezione disarmonica del rapporto avanti-dietro, destra-sinistra e alto-basso con la predisposizione alle scoliosi. 

          
                     
          

Conseguenze:

          
          1.      Contratture antalgiche:           
                     
          

nell’ottanta per cento dei casi i pazienti danzatori soffrono di più per le contratture antalgiche innescate a difesa di un trauma (fisico o psichico) che per il trauma stesso. 

          L’istinto porta l’uomo a difendersi dal dolore cioè ad allontanarne la percezione, la presa di coscienza. Per fare questo esso tende ad isolare la zona dolorosa contraendo la muscolatura periferica. Se abbiamo male alla testa, per esempio, tenderemo a contrarre la muscolatura del collo e delle spalle; se ci siamo fatti male ad un braccio lo stringeremo contro il torace; una gamba dolorosa verrà tirata verso il corpo fino a raccorciarsi, ecc….. 
          Spesso ci troviamo nella situazione in cui il trauma iniziale risulta essere guarito ma il paziente continua a soffrire o non riesce a recuperare tutte le sue funzioni. 

             La terapia deve estendere la sua azione su tutta la zona periferica per sciogliere la memoria antalgica del corpo. 
          
                     
          2.      Memoria emotiva del trauma:           
                     
          

un motivo ricorrente all’impedimento della guarigione è la memoria emotiva del trauma.

        Nel momento in cui subiamo un trauma risentiamo contemporaneamente delle emozioni. Queste emozioni, ce lo dice la psico-somatica, si fissano nel corpo proprio dove questo è più debole in quel momento e quindi nella parte del corpo lesa dal trauma.
         Se le nostre emozioni sono controllate e calme (niente panico, vediamo prima ciò ch’è veramente successo!), il nostro corpo rimarrà aperto ed i processi di auto guarigione dell’organismo si metteranno immediatamente in azione.
         Se al contrario ci facciamo prendere dalla paura o dalla rabbia questo forte sentimento rimarrà “memorizzato” nel punto colpito dal trauma e le energie naturalmente a disposizione dell’organismo per rigenerarsi verranno bloccate lontano dalla zona lesa.

          In questo caso la terapia non dovrà riguardare solo il trauma fisico ma dovrà rimuovere anche quello psicologico. Maggiore sarà il tempo durante il quale il sentimento sarà stato legato al corpo maggiore sarà la difficoltà di rimuoverlo. 
          
                     
          Guarigione e Prevenzione:           
                     
          a.     La psiche al servizio del corpo:           
                     
          

La vista è uno dei sensi più importanti. Non ci rendiamo conto di quanto usiamo questo senso per gestire la nostra vita, e non solo quella fisica ma anche quella psichica. Riusciamo a fare solo quello che riusciamo a visualizzare.  Se la nostra psiche nasconde in sé delle negazioni, potremo combattere coscientemente giorno dopo giorno il nostro corpo o la nostra mente conscia, non riusciremo a fare ciò che ci proponevamo o se riusciamo a farlo, a forza di volontà, la meta ottenuta ci costerà carissima in termini di salute e ciò si scoprirà solo molto più avanti nel tempo.

          Dobbiamo allenarci a creare un’immagine nitida di ciò che vogliamo raggiungere e ripetere questa visione fino a convincere il nostro subconscio.

           Dobbiamo anche imparare a conoscere il nostro inconscio per rimuovere gli ostacoli che poniamo alla nostra realizzazione. 
          
                     
          b.     Dare fiducia al nostro corpo e alla nostra mente:           
                     
          

La mente è uno strumento potentissimo totalmente sprovvisto della capacità di distinguere tra bene e male, tra giusto o sbagliato, tra positivo o negativo. La mente fa ciò che gli diciamo di fare ma non mette in pratica solo quello che gli diciamo coscientemente, la mente sente e mette in pratica l’impulso più forte tra quelli che arrivano dalla mente coscia, quella inconscia e da quella subconscia. Se la voce più forte dice alla nostra mente che siamo “incapace” essa ci dimostrerà che abbiamo ragione. Se ci dice che non riusciremo mai a fare tale cosa, essa ci dimostrerà che è vero, che non possiamo. 

          Dobbiamo smetterla di nutrirci di negazioni. Dobbiamo risolvere i conflitti interiori tra istinto all’evoluzione ed istinto alla regressione, alla conservazione di quello che conosciamo già di noi…. 

         Usiamo dunque la mente dandogli l’impulso giusto. 
      Visualizziamoci “capaci” di fare, “capaci” di ballare, “capaci” di eseguire certi virtuosismi o semplicemente “capaci” di camminare dritti, “capaci” di muoverci come prima del trauma, “capaci” di fare meglio di prima.
         E oltre all’essere capaci, lasciando operare in noi la legge dell’evoluzione, ci dobbiamo permettere di cambiare; permettere di migliorare; permettere di scoprirsi ogni giorno un passo più avanti; permettere al nostro corpo di crescere, di espandersi; permettere alla nostra mente di memorizzare le correzioni dei maestri, di memorizzare le legazioni e le coreografie; permettere di superare i traumi e la stanchezza.

           Se noi in primis non ci permettiamo di essere belli e bravi nessuno ci potrà aiutare a diventarlo. 
          
                     
          Conclusione:           
          

È vero: non si può trovare l’equilibrio senza conoscere gli estremi. Prima di lavorare nel modo giusto dovremmo saggiare gli estremi dell’iper o dell’ipotono. Generalmente si inizia senza la minima conoscenza e soprattutto “coscienza” del corpo e del lavoro muscolare. Ci muoviamo, saltiamo, giriamo, ma non sappiamo come lo facciamo, quali muscoli utilizziamo, non siamo consapevoli del nostro corpo; non sappiamo nemmeno se siamo ipotonici o ipertonici.

         Il primo passo dell’educazione posturale sarà quindi di fare prendere coscienza del corpo e della muscolatura. 
         Qual è la differenza tra un muscolo rilassato ed uno contratto?  
         Quale muscolo uso per fare tale movimento? 
         E quando eseguo un gesto tutti i muscoli debbono lavorare o mentre quelli protagonisti lavorano quelli antagonisti si devono rilassare? 

         E se contraggo contemporaneamente i muscoli protagonisti e quelli antagonisti cosa succede al mio corpo? Riesce a muoversi o rimane bloccato? 
         La danza, la grazia del movimento, la sua densità sono il risultato di un sottile gioco di forza tra muscoli protagonisti ed antagonisti. Spesso la voglia di fare troppo bene in breve tempo porta ad un totale blocco della muscolatura e della respirazione il quale è evidentemente del tutto controproducente. 
         Tanti problemi articolari, tante contratture che conducono agli strappi nascono da questa mancanza di coscienza del corpo e da un uso errato della forza di volontà. Si lavora accumulando sempre più tensioni e così restringiamo lo spazio interno delle articolazioni e ne limitiamo l’ampiezza di movimento. L’ingrossarsi dei muscoli limita successivamente questa ampiezza. 
         Se non alziamo le gambe pensiamo di dovere sforzare l’ileo psoas (se sappiamo dove si trova e se ne abbiamo il minimo controllo), ma il rischio più comune è invece quello di utilizzare il capo lungo del quadricipite femorale anziché di rilassare il bicipite femorale e tutti i muscoli interni della coscia. 
         Per non alzare le spalle tireremo giù le scapole usando la parte inferiore dei trapezi, il gran dorsale e i pettorali piuttosto che di rilassare la parte superiore dei trapezi e gli sopraspinati. 
         Se infine siamo gobbi metteremo sotto tensione tutti i muscoli della schiena piuttosto che di rilassare la parte anteriore del corpo offrendoci alla vita con fiducia. 
         L’immagine che utilizzo durante le lezioni per trasmettere il senso di espansione, nell’adagio per esempio o nei salti, è quella dello sbadiglio perché è un movimento che parte dal centro e proietta le membra verso l’esterno portando ad un grande senso di distensione. È un gesto che ci fa opporre una resistenza sana alla forza di gravità allontanando contemporaneamente le estremità l’una dall’altra.

         Di fronte ad un trauma è importantissimo rimanere in contatto con il dolore ed accettare le sue “condizioni”. Il corpo ha bisogno del giusto riposo e soprattutto va ascoltato il messaggio del trauma.
          L’incidente è puramente casuale e, diciamo, meccanico o la psiche subconscia ci vuole dire qualcosa?
                                   “Perché mi sono fatto male?”
                                   “Sono più stanco di quello che pensavo?”
                                   “Metto troppo forza?”
                                   “Mi butto con troppo entusiasmo?”
                                   “Non voglio realmente ballare?”
                                   “Non metto abbastanza impegno?”
                                   “Non ho fiducia in me?”
         Ci faremo inevitabilmente male se non capiamo chi siamo realmente. E ci faremo sempre più male se continuiamo a non ascoltare il messaggio della psiche trasmesso attraverso il corpo.

         Il secondo passo dell’educazione posturale sarà legato alla coscienza dello spazio e di quanto il nostro rapporto con questo sia importante. 
                                 Sono giù o sono su? 
                                 E per stare su non è indispensabile aver il giusto contatto con il pavimento? Una spinta verso basso per potermi innalzare!
                                 Mi proietto avanti o mi trattengo indietro? 
                                 Mi nascondo oppure ho un sano piacere ad essere visto?
                                Senza volerlo siamo tornati ad un approccio psicologico della danza e dell’uso del corpo. Era inevitabile perché siamo prima di tutto “Persone”, ciascuna con il proprio bagaglio emotivo e la propria esperienza della vita. 
         Ripeto quello che ho detto nel paragrafo sulle energie:
                                 I muscoli “tengono” e quindi raccorciano.
                                 La psiche  “sostiene” e quindi libera ed espande.

          Il terzo passo dell’educazione posturale sarà quindi legato all’uso delle energie fisiche e psichiche.
          La vita è movimento. La danza è “dinamismo”, anche quando il danzatore non si muove fisicamente. La presenza scenica è l’espressione di un’intensa vita interiore: è questione di fede, questione di intima convinzione di avere qualcosa da offrire al pubblico.
           La danza è un’arte, non uno sport. Non basta muovere bene il corpo, questo deve avere “anima” e l’anima deve trasudare da tutti i pori della pelle, e soprattutto dagli occhi. 
           Gli occhi non sono comunemente chiamati “le porte dell’anima”?
           È quello il danzatore che ci piace, quello che seduce il pubblico: il danzatore che offre la sua anima!
          Lo studio diventa molto più facile e piacevole quando si base sull’espressione dell’anima, quando l’attenzione è potata sul “non sforzo dinamico” e quindi sul rilassamento dei muscoli antagonisti piuttosto che sulla contrazione di quelli protagonisti.
          L’educazione posturale diventa molto più facile e piacevole quando si base sulla gioia di vivere, sul senso del proprio valore piuttosto che sulla negazione e la coercizione della psiche e del corpo.
          La giusta posizione ed il giusto uso del corpo sono intimamente legati alla giusta  espressione della personalità.

         Tanto nelle lezioni che nelle terapie stimolo l’espressione dell’anima per mezzo della proiezione delle energie attraverso il corpo e gli occhi al fine di riempire lo spazio della propria presenza e luminosità. 

 


 
         
                     




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