| | | | | | | | | | | Lo strumento fisico è per noi il primo campo di confronto con la manifestazione DIVINA, il primo piano di espressione delle nostre sfere di esistenza e il primo strumento di sperimentazione della nostra Olospiritualità. La materia che sperimentiamo attraverso il nostro corpo e tutte le cose che necessitano alla sua sopravvivenza è lo strumento maggiormente cristallizzato. La gestione delle sue energie viene associata al primo chakra e al corpo eterico. Il piano fisico corrisponde in noi al regno minerale e riguarda quindi le nostre interazioni con l'aspetto materiale del mondo. Questo piano è collegato con il “potere” di partecipare materialmente alla CREAZIONE affrontando così il primo aspetto della dualità, e cioè il “potere” di scegliere fra operare delle trasformazioni o lasciare vergine lo stato della creazione. La domanda che ci dobbiamo fare, e che ci faremo per ogni strumento, è se l'Uomo fa parte del naturale processo evolutivo della materia, ed in questo caso, operando in essa delle trasformazioni, partecipa alla CREAZIONE DIVINA, o se, intervenendo in modo errato, si oppone al Destino del regno minerale? Quando viene per noi (lo Spirito) il momento di incarnarci, veniamo messi in contatto con le persone che hanno il Destino di diventare i nostri genitori. La differenza di natura tra lo Spirito e il corpo fa sì che, inizialmente, il primo faccia enormi sforzi per entrare in possesso del secondo alfine di esprimersi attraverso di lui. Ricorderò sempre l'intensità che si leggeva negli occhi dei miei figli, quando erano piccoli. Si percepiva nettamente una perfetta consapevolezza della loro presenza nel mondo e della loro capacità di interagire con lui. Vediamo da dove viene questa consapevolezza e perché si perde. Durante la gestazione, mentre si sviluppa il suo futuro corpo, lo Spirito unipolare lo visita sempre più spesso. Ne viene come calamitato, e ne prende progressivamente possesso. Ma, man mano che si identifica con la materia bipolare che costituisce il corpo, lo Spirito perde in più o meno grande misura la coscienza del compito che è venuto a svolgere o, più esattamente, perché sappiamo che lo Spirito rimane sempre uguale a se stesso e quindi completo nella coscienza di se, la percezione di noi stessi si centra e si identifica sempre di più con il corpo. Così, certi bambini nasceranno con un preciso ricordo del significato della loro vita mentre altri, maggiormente attratti dalla materia, si dimenticheranno completamente qual'è la loro vera natura e ciò che sono venuti a compiere sulla terra. Generalmente, anche i bambini più consapevoli dimenticano progressivamente la loro natura spirituale per diventare ciò che per noi sono dei “veri bambini”. Tuttavia mi è stata data l'occasione di incontrare delle persone che non si erano mai dimenticate chi erano realmente prima di incarnarsi. Nella maggior parte dei casi, gli impegni della vita terrena, soprattutto quello di imparare a fare funzionare la macchina corpo, poi il bisogno di studiare, di adattarsi a quello che gli adulti dicono che sia la realtà (quella materiale purtroppo), fa sì che entriamo totalmente nella materia nella quale ci identifichiamo. Lo strumento fisico è un'identificazione difficile da debellare ma finché non si è creata in noi l'identificazione con la personalità superficiale fluttuante, l'Io, la vita materiale viene vissuta in totale sintonia con i ritmi della natura, e quindi con le leggi Divine. Si considerano spesso gli uomini primitivi come selvaggi crudeli e senza leggi ma in realtà, vivendo in piccoli gruppi, senza possessi personali, essi non avevano lo stimolo di lottare e vivevano in sintonia e in una specie di osmosi tra di loro e con la natura. La loro unica necessità era quella della sopravvivenza e ricevevano dalla natura ciò che loro serviva senza usare prevaricazioni. La violenza comparve più avanti, quando cominciò a svilupparsi lo strumento emotivo. Di fatto, è l'attaccamento a una particolare persona, e quindi il non più volerla condividere con gli altri, che porta alla distinzione dell'“Io” dal “non Io” e del “mio” dal “non mio”. Il senso della separazione, e dunque la paura di perdere, genera la violenza e la prepotenza. La fisicità potrà poi diventare lo strumento che permette di esplicitare questa aggressività ma non ne è l'origine. Vedremo più avanti che lo strumento mentale rinforzerà inizialmente il senso dell'Io per, portato al parossismo dei suoi aspetti negativi e quindi alla massima sofferenza, diventarne, insieme all'intuito, il mezzo di superamento. In tanti vi chiederete perché Dio ci ha tolto dall'armonia della natura vissuta sul piano fisico per farci cadere nella trappola quasi mortale dell'identificazione con l'Io? La risposta è che l'uomo puramente fisico -chiamiamolo così per definire il primo stadio di evoluzione dopo il regno animale- non era consapevole dell'armonia nella quale viveva. Lo sviluppo della consapevolezza passa attraverso la perdita di ciò che abbiamo e la comprensione del suo valore per mezzo della percezione della sua mancanza. Quindi non dobbiamo più vedere l'uscita dall'unità come una involuzione ma come la spinta a prendere consapevolezza della nostra esistenza come “parte integrante” di questa Unità. La spinta evolutiva (aspetto PATERNO dell'AMORE DIVINO) porta a un accrescimento di coscienza. Non ci sarà mai regressione, tutt'al più potremo ristagnare per un po'. Se riaffermiamo quotidianamente la nostra identificazione con lo strumento che stiamo sperimentando, non percepiremo la spinta evolutiva che si presenta sotto la forma di un nuovo strumento, di un nuovo stimolo. Ma prima o poi la nuova energia si farà posto in noi e stimolerà il risveglio: l’ASSOLUTO ci AMA troppo per lasciarci persi in eterno. I tempi! In questo risiede la nostra scelta: in quanto tempo vogliamo crescere? Per quanto tempo accetteremo di soffrire inutilmente? Viene richiesta una nostra partecipazione. Senza un inizio di superamento dell'identificazione con il corpo e la materia, non potremo cominciare a sperimentare il secondo strumento, quello emotivo. Finché tutta la nostra energia viene impegnata alla sperimentazione di uno strumento, gli altri non possono essere usati. Finché concentreremo la nostra attenzione su un solo aspetto della vita non potremo percepire la sua vera natura e il suo rapporto con il resto. Ci esprimiamo attraverso la materia e interagiamo con lei per mezzo del corpo: i nostri sensi hanno un supporto materiale e la nostra consapevolezza viene resa effettiva dal cervello. Quindi non possiamo negare l'importanza del corpo che ci ospita. Uno dei primi passi evolutivi sarà di capire che il corpo e la materialità sono strumenti e quindi che: Il corpo è nostro ma non siamo il corpo. Il piano fisico è quello che apparentemente supporta tutte le altre funzioni Umane. Perciò ogni cosa che viviamo, che capiamo e che esprimiamo è influenzata dalla materia in proporzione di quanto vi siamo identificati. Una visione estremista, quella materialistica, asserisce che l'intera natura Umana dipende esclusivamente dalle reazioni biologiche del corpo. Questo significherebbe che le emozioni e i pensieri dipendono dalle interazioni chimiche e elettriche delle nostre cellule. Gli atteggiamenti razionali dipenderebbero da un giusto funzionamento del nostro organismo mentre quelli non consoni alla norma, cioè le malattie fisiche o psicologiche, sarebbero dovuti a squilibri o a danneggiamenti organici. La visione spiritualistica che si pone dall'altra parte della dualità, certifica che siamo spiriti e che la materia è un impedimento, una limitazione alla nostra libertà. La setta dei “Catari” [dal greco “catharos”: puro] sviluppatasi in Europa nell'undicesimo secolo, era composta da estremisti spiritualisti che rinnegavano la materia in quanto opera di Satana e rifiutavano la procreazione perché lo Spirito, opera del Divino, si poteva salvare solo abbandonando ogni possesso materiale. Il corpo era l'aspetto più limitante. Procreare significava intrappolare altri Spiriti nella materia e generare l'eterna sofferenza. La posizione della psicologia spirituale è ancora una volta quella della sintesi dei concetti antitetici e cioè che la materia e la pseudospiritualità sono condizioni necessarie al compimento della VOLONTA' dell'ASSOLUTO o più esattamente, visto ch’ESSO è tutto ciò che può essere, attributi del SUO STATO DI ESISTENZA. Il conflitto materia-spirito è uno dei più tenaci e per questo uno dei primi che dovremo affrontare. Ma è evidente che non potremo cominciare a lavorare in questo senso finché non saremo entrati in possesso della facoltà intuitiva che ci farà percepire la nostra dimensione spirituale. Prima di arrivarci, dovremo sperimentare le emozioni e la razionalità. Il regno minerale non è affatto inerte. Se non viene sottomesso a una forza esterna, esso muta con un'estrema lentezza ma comunque evolve e si trasforma come ogni cosa nell'universo. Forse varrebbe la pena di meditare su questo concetto: Il regno minerale potrebbe essere l'immagine della saggezza. Se apparentemente non possiede capacità riflessive e interpretative, esso ha per contro straordinarie capacità di memorizzazione e di restituzione. I cristalli di silicio, usati nelle memorie dei computer, ne sono un esempio dei più evidenti, ma ogni oggetto, o più generalmente ogni pezzo di materia, trattiene, e quindi memorizza, le informazioni con le quali è entrato in contatto. I luoghi, per esempio, si caricano e restituiscono, sotto forma di energie sottili, gli stati emotivi che vi sono stati vissuti. Chiese e teatri predispongono ad atteggiamenti meditativi o di ascolto; le rovine di qualche antica civiltà ci trasmettono emozioni d’altri tempi. Abbiamo spesso sentito parlare di case che portano sfortuna o che spingono i loro abitanti ad ammalarsi o addirittura a suicidarsi. Semplici oggetti o gioielli possono anche essi trasmettere immagini di vita quotidiana o di violente passioni. Le pietre preziose o semipreziose hanno una propria energia curativa, ricevuta dalla madre terra, che l'Uomo ha saputo riconoscere da tempi immemorabili. Per rispondere alla domanda se l'Uomo, interagendo con la materia, partecipa o meno alla CREAZIONE, dobbiamo costatare che il regno minerale resiste con forza alle manipolazioni. La sua forza di coesione dimostra, a livello Olospirituale, un istinto di sopravvivenza corrispondente al rispetto della VOLONTA' DIVINA. L'Uomo non può operare delle trasformazioni nella materia senza l'impegno e il consumo di energia, come a sottolineare ch'Esso deve essere ben consapevole di quel che sta facendo. Più ci allontaniamo dall'apparenza, cioè da quello che percepiamo attraverso i nostri sensi fisici, più la materia resiste alle trasformazioni (forza nucleare forte nell'atomo). Credo che sia diventato evidente per tutti noi, che più andiamo oltre la forma, più ci avviciniamo della percezione delle leggi Divine, e più diventa difficile operare delle trasformazioni. La manipolazione del nucleo dell'atomo, per esempio, mette in gioco enormi quantità di energie che si sono, purtroppo, evidenziate nella bombe atomiche e, per fortuna, nelle centrali termonucleari. Per questo, nella spiritualità Olistica, il piano fisico viene guardato con lo stesso rispetto dato agli altri strumenti di espressione. Tutti sono indispensabili alla nostra evoluzione e quindi, relativamente allo specifico momento evolutivo di ciascuno, considerati perfetti. Percepiamo lo strumento fisico attraverso il “pensiero sensoriale”. Il pensiero sensoriale è la decodificazione delle reazioni spontanee del nostro organismo ai messaggi provenienti dal corpo o dal mondo materiale circostante. La materia, finché libera da influenze emotive o mentali, è in perfetta armonia con i ritmi e le leggi universali. Essa, di per sé, non si oppone minimamente ai piani del CREATORE. E' quindi importante restituirle tutta la sua nobiltà e la sua sacralità. La fisica quantistica sta dimostrando che l'Universo non è altro che una specie di quadro informatico, una vasta matrice di informazioni. Teilhard de Cardin ne diceva: “E' un vasto pensiero. In ogni particella, ogni atomo, ogni molecola, ogni cellula di materia vive e opera, all'insaputa di tutti, un’Onnipresenza.” La materialità del mondo viene percepita principalmente per mezzo del tatto. Peso, resistenza o elasticità, rugosità e temperatura sono gli elementi che prima di tutto ci informano sullo stato degli oggetti. Anche se questi parametri sono perfettamente definibili da apparecchiature di misura, ogni Uomo percepisce questi elementi secondo criteri assolutamente personali. Le esperienze della materia sono state associate a delle emozioni e classificate secondo criteri pseudo-razionali specifici a ciascuno. La materialità è anche percepita per mezzo del gusto, dell'olfatto, della vista e dell'udito. Sappiamo di fatto che i sapori e gli odori sono delle molecole diluite in liquidi (acqua, alcool o saliva) o nell'aria. Sappiamo anche che le immagini arrivano all'occhio sotto forma di onde luminose (o di particelle dette “fotoni”) e che i suoni sono vibrazioni dell'aria o di altri corpi come l'acqua e i solidi, tutte cose ben fisiche e dimostrabili da esperienze ripetibili. Abbiamo detto che ogni strumento di espressione ha una connessione con ciascuna delle sfere di esistenza. Se partiamo dall'ipotesi che ogni parte è una rappresentazione analogica del tutto, troveremo, nello Spirito, delle radici spirituali (fluttuazioni) alla manifestazione fisica. Parallelamente troveremo nel fisico un embrione di Spirito. Allo stesso modo troveremo nell'Anima dei geni info-energetici programmati per selezionare, nel materiale cromosomico dei genitori, i geni fisici più adatti a generare un corpo che sarà l'esatta rappresentazione analogica, nel piano fisico, di quello che lo Spirito sperimenta in quel momento della sua evoluzione o in funzione del compito a Lui dato. Troviamo l'espressione dell'inconscio fisico nelle funzioni autonome del nostro organismo. Possiamo di fatto affermare che queste rappresentano il livello istintuale del corpo. Il conscio fisico si manifesta, a sua volta, per mezzo delle funzioni volontarie. Decidiamo di muoverci, di usare le mani, di parlare, di guardare, tutte funzioni che dipendono principalmente dalla nostra volontà, e quindi che facciamo coscientemente, anche se, come abbiamo visto nel capitolo sull'inconscio, gran parte delle informazioni visive, olfattive e tattili vengono acquisite a livello subliminale cioè “inconsciamente”. Alcune funzioni, come mangiare, liberare l'intestino e la vescica sono volontarie (almeno nell'adulto), ma sono stimolate da necessità autonome. Vediamo in questa relazione la prima interazione, a livello fisico, dell'inconscio con il conscio. I riflessi sono azioni inconsce delle quali il conscio viene informato mentre le funzioni biologiche come la respirazione, la digestione, il ritmo cardiaco e la secrezione degli ormoni, dei componenti del sangue e delle nostre cellule sono autonome e inconsce. Alcune di queste funzioni come la respirazione e, in certi casi, il battito cardiaco possono essere modificate volontariamente. Tutte queste interazioni, ben conosciute in biologia e in fisiologia, ci danno un magnifico esempio analogico delle dinamiche conscio-inconscio riscontrabili al piano emotivo, mentale, intuitivo e del distacco. Vedremo, nei capitoli “Piani di connessione” e “Mappa pluridimensionale” come la sfera dell'inconscio viene compenetrata dal conscio proporzionalmente alla consapevolezza di quello che siamo, e quindi al la frequenza degli strumenti di espressione, e come il conscio e lo Spirito tendono a unificarsi. Quest'unione sarà completa con lo strumento del silenzio ma cominceremo a percepirne la possibilità già con quello dell'intuito. Con questa ipotesi di struttura del nucleo psico-spirituale vengono evidenziate con estremo realismo le innumerevoli connessioni possibili fra i diversi strumenti di espressione e le sfere di esistenza. Possiamo vedere come l'intuizione, la logica-razionale della mente e le emozioni possono influire sul corpo e sulla salute fisica; come lo stato fisiologico del nostro corpo, a sua volta, può influenzare le nostre emozioni, la nostra capacità riflessiva e le nostre concezioni spirituali; come, più generalmente, ogni strumento può influenzare gli altri aspetti della nostra personalità. Più siamo identificati con uno strumento e più siamo ottusi nella percezione di come questo influenza gli altri perché tendiamo a voler interpretare le loro dinamiche secondo delle leggi non adatte. Non dovremo, per esempio, razionalizzare le emozioni o vivere emotivamente le percezioni intuitive. Sarà, più avanti sul nostro cammino evolutivo, l'acquisizione dell'intuito e della capacità di distaccarsi dalle errate interpretazioni a darci la libertà di interpretare ogni cosa sia nella sua dimensione relativa che in quella assoluta.
Tanti Uomini si sono sentiti spinti a identificare, in questo incredibile labirinto, un punto di partenza o un centro che determinasse tutto l'andamento dei propri comportamenti. Qualunque affermazione è risultata e probabilmente risulterà assolutamente arbitraria. L'Essere Umano è composto da sfere di esistenza e strumenti di espressione, ricordiamo che voler isolare un aspetto dagli altri è un errore che rende l'uomo mostruoso. Questo ci porta inesorabilmente a un'interpretazione del “fenomeno Vita e Uomo” secondo il principio di “interezza integra”. Siamo costretti, per non rimanere parziali e intolleranti, a osservare la totalità delle nostre manifestazioni e a tenere conto dello luogo fisico e del momento epocale in cui ci manifestiamo. Osservare solo una parte, distaccatamente dal resto, o interpretare il tutto secondo leggi relative e riduttive rende vane le nostre fatiche e le conclusioni raggiunte. La parte non può esistere senza l'insieme e la sua funzione, presa separatamente da quella della totalità, rimane del tutto illogica e incomprensibile. Di nuovo abbiamo la dimostrazione che l’uomo non può essere compreso senza considerare l’esistenza dell’ASSOLUTO e inversamente. L’UNO non può esistere senza l’altro. Prima di studiare lo strumento emotivo è necessario ricordare il “concetto dei cibi”. Ogni piano di espressione ha bisogno, per potersi manifestare, di energia. Ci sono due modi per soddisfare questa necessità: si può assimilare l'energia per mezzo di cibi di stessa natura dello strumento, cioè di stessa frequenza, o riuscire a metabolizzare delle energie di frequenze maggiori o minori. Il piano fisico avrà dunque bisogno di cibo fisico, quello emotivo di nutrimento emotivo, il piano mentale di conoscenze logico-razionali e i piani spirituali di intuizioni trascendenti. In caso di assenza di cibo sano, abbiamo visto che il nostro corpo, piuttosto che rimanere senza energia e perdere la sua vitalità, sarà pronto ad assorbire qualunque tipo di cibo. In seguito dipenderà dall'organismo stesso di sapere, o di potere, gestire, cioè metabolizzare, questo cibo per garantire la propria sopravvivenza. Tutte le dinamiche riguardanti il piano fisico e l'assorbimento di cibo sono analogicamente riscontrabili negli strumenti di espressione emotivi, mentali, Intuitivi e del Distacco. Vedremo nel corso dei capitoli successivi come e perché queste dinamiche cambiano e non sono più valide per gli strumenti della Libertà e del Silenzio. Nei piani fisico, emotivo, mentale, Intuitivo e del Distacco dobbiamo assumere cibi, ingoiare, digerire, metabolizzare ed eliminare. Potremo trovarci a non ingoiare, a non digerire, a non metabolizzare o a non evacuare i cibi che la vita ci offre. Ci rimarranno sullo stomaco, le vomiteremo, ci avveleneranno o riusciremo a metabolizzare ciò che è sano e a evacuare ciò che non lo è? Il paragone con il cibo fisico è evidente nel campo emotivo. La cultura popolare è costellata di espressioni come: ingoiare il rospo, non riuscire a mandare giù una critica, non digerire un'ingiustizia, l'amaro sapore del tradimento, avercela sullo stomaco, una persona stitica, sentirsi avvelenati, ecc..., tutte espressioni che parlano di stati emotivi con termini relativi al cibo fisico. Si fa facilmente astinenza di cultura, quando si vive concentrati sul piano emotivo, ma non di emozioni. L'indifferenza degli altri è veramente mortale. Per questo i bambini che non ricevono affetto e attenzioni quando si comportano bene, dovranno diventare indisciplinati, capricciosi e molto insistenti nelle loro richieste perché per loro, in termini di sopravvivenza, sarà meglio ricevere un cibo inquinato o malsano piuttosto che di subire la totale mancanza di considerazione. Lo strumento emotivo è di una frequenza energetica molto vicina a quella dello strumento fisico e siamo stati portati, nella nostra infanzia, ad assimilare l'uno all'altro. Ecco perché facilmente sfoghiamo le nostre mancanze emotive buttandoci sul cibo. E scegliamo generalmente cibi dolci per compensare l'assenza dì amore e di dolcezza o cibi piccanti quando la nostra vita emotiva è piatta e senza “pepe”. All'epoca nostra, è noto che il ben mangiare sia importante per ben pensare ed essere emotivamente equilibrati. E' vero che queste funzioni psicologiche sono supportate dall'organismo fisiologico: se il nostro cervello non funziona bene non possiamo nemmeno pensare bene; ma esiste un altro modo di considerare il fenomeno, ossia che sia il rispetto che abbiamo verso l'intero essere, rispetto simboleggiato dalla scelta della giusta alimentazione, del giusto riposo, del giusto lavoro, ecc..., a far sì che le nostre dimensioni fisiche, emotive e mentali vengano armoniosamente equilibrate. E' il principio dell'interezza integra. Il rispetto rivolto all'insieme favorisce ogni singola parte. Il rispetto rivolto a una singola parte sarà di beneficio alla totalità del nostro essere a patto che non venga denigrata una qualunque altra parte. Conviene meditare profondamente anche su questo tema. La nostra vita non può essere esclusivamente incentrata sullo stato del nostro corpo. Non possiamo spendere tutto il nostro tempo, e quindi la nostra energia, a preoccuparci della sua bellezza o del suo stato di salute. Abbiamo cose molto più importanti da compiere. Lo stato del nostro corpo non ha importanza di per se, esso serve a riflettere la coerenza con la quale viviamo il nostro compito evolutivo e quindi l'armoniosa interazione dei diversi aspetti della nostra individualità. Qualunque cura daremo al corpo risulterà inutile se non curiamo contemporaneamente la psiche e lo Spirito. Quale sarà il concetto del nostro corpo quando avremo superato gli inganni dello strumento fisico? La sua sacralità.
Saremo finalmente consci che il corpo è lo strumento messo a nostra disposizione dall'ASSOLUTO per acquisire la Consapevolezza. Lo riconosceremo come il Sacro Tempio attraverso il quale lo Spirito si manifesta nella Sacra MANIFESTAZIONE DIVINA. | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |