SPIRITUALITA' OLISTICA - Lucien Bruchon

      Oltre l'apparente diversità siamo tutti uguali, tutti, imprescindibilmente, parti dell’Assoluto.



         
          

 Cosa vuol dire Meditare?

Meditare vuol dire Osservare e Osservare significa vedere senza giudicare, fiduciosi che ciascuno stia sperimentando, ora, la necessaria prova evolutiva o il ruolo fissatogli dall'ASSOLUTO , e che ognuno raggiungerà, in tempi e modi suoi, la piena e totale coscienza. Osservare vuol dire sviluppare la capacità di essere consapevoli dei nostri pensieri mentre pensiamo e dei nostri atti mentre agiamo.
          Il
pensiero è lo strumento per mezzo del quale percepiamo le nostre azioni e le nostre sensazioni. Ma poiché il pensiero è lo strumento attraverso il quale osserviamo noi stessi e la vita, ci è quasi impossibile osservare il pensiero stesso. Così entriamo in contatto solo con la parte più esterna, più lontana dal nostro vero essere; quella più inquinata dalla dualità della materialità e dalla conflittualità dei rapporti con tutto ciò che è diverso da “Noi”.
          Dunque vediamo della vita solo quello che facciamo, o che fanno gli altri, superficialmente. Al massimo percepiamo il primo sottostrato della psiche; le motivazioni inerenti all'istinto di sopravvivenza.
          Sviluppare l'Osservatore vuol dire andare più profondamente nella comprensione delle motivazioni dell'essere e dell'agire; rivelare, accettare e superare la natura stessa della dualità per scoprire, ancora più sotto, la spinta originale e univoca della nostra esistenza.
          Kaushik, nel suo libro "L'alchimia organica", ci fa la seguente descrizione dell'osservazione attraverso la meditazione: "Meditare implica sedersi  in uno stato  di completo  rilassamento,  di riposo fisico e mentale, e in questo stato iniziare  ad osservare la propria mente, ossia il processo del pensiero. Noterete subito che, appena vi siedete in uno stato di rilassamento, la mente comincia a vagare.

          Esistono molti metodi e tecniche per acquietare la mente e renderla silenziosa, ma queste tecniche possono produrre soltanto un silenzio superficiale, perché l'Ego non scompare: l'attore o l'entità che crea questo silenzio è sempre attivo nel sottofondo. Qualsiasi risultato otteniate con l'uso di questi metodi e sistema, esso conduce sempre a una forma pure sottile di Ego. Quindi non dobbiamo forzare la nostra mente in uno stato di quiete servendosi della costrizione e della resistenza, ma quando la mente comincia a pensare, osservare il pensiero, come e dove si forma, dove si dirige, rimanendo tuttavia in uno stato completamente passivo, senza celte, in cui non ci sia condanna, né valutazione, né sforzo di alcun genere." 

          Finché non abbiamo osservato il meccanismo del pensiero e la sua origine, l'oggetto del pensiero è per noi illusoria "certezza". In questa situazione possiamo realmente dire che "siamo quello che pensiamo" nella nostra dimensione limitata cioè ben poco perché poco riusciamo a pensare. È impossibile per noi non pensare che i nostri bisogni non siano reali, che potremmo tranquillamente fare a meno di questi impulsi, che la vita potrebbe essere diversa, felicemente differente da quella che crediamo debba essere. Ogni impulso del corpo, ogni pulsione emotiva, ogni costruzione della nostra mente logico-razionale risulta essere un ordine imperativo. Il nostro mondo è tutto chiuso attorno all'Io e al suo pensiero e non ci sono vie d'uscita perché l'alternativa si presenta esclusivamente nel polo opposto della dualità, nella conflittualità dei nostri bisogni o nei bisogni degli altri che raramente combaciano con i nostri.
          A questo livello, l'identificazione con il contenuto dei nostri pensieri è tale che continuiamo ad alimentare il "pensatore che siamo" con nutrimenti della stessa natura riduttiva. Dobbiamo essere molto attenti, anche nel campo della spiritualità, al pericolo di cadere nell'unilateralità della nostra ricerca perché le scuole di pensiero sono innumerevoli e nessuna possiede la formula magica atta a risolvere tutti i nostri problemi, cioè rispondere alle nostre più fondamentali domande.
          Yogi Ramacharaka, nel libro “La Luce sul sentiero” commenta il seguente passo  del  testo della Collins: 
          "Prima che l'anima possa stare alla presenza dei Maestri, i suoi piedi devono essere lavati nel sangue del cuore. -Il distacco dalla nostra vecchia natura animale è graduale, dice Ramacharaka, ma non avviene tuttavia senza sofferenza e tormento, e i nostri "piedi spirituali” (i nostri elementi inferiori) vengono così letteralmente lavati nel "sangue del cuore””
           Ci vorrà ancora un lungo e impegnativo lavoro prima di poter accettare l'idea che il pensatore sia una costruzione del pensiero perché questa accettazione implica l'abbandono del proprio ego, e quindi la fusione della nostra essenza con quella ASSOLUTA, l'annullamento di noi stessi per il beneficio di un piano molto più grande, appunto ASSOLUTO. Malgrado il nostro profondissimo
desiderio di evolvere e di distaccarci dalla natura illusoria del nostro aspetto materiale e psicologico, la nostra identificazione con questi è durata così a lungo che le sue radici sembrano essere l'essenza stessa della vita.
           Purtroppo, tutto questo lavoro non può essere compiuto da nessun altro se non da noi stessi. Kaushik, verso la fine dell'Alchimia organica, esprime chiaramente questo concetto: 
           "
Vedere la parte oscura di se stessi e rimanere in questa ombra, è il calore, la disciplina dell'osservatore. È il fuoco che trasformerà l'osservatore. Richiede molto coraggio ed energia vedere la propria stupidità, senza esserne sgomentati o angustiati. Molti a questo punto si tirano indietro. La mente evade verso le tecniche e i metodi di controllo, ma in questo modo non avrà mai l'autodisciplina dell'osservatore, l'energia per guardare ciò che è....
          Chiunque vi sollevi dalla confusione e dal turbamento, è un nemico, non un amico, perché vi impedisce di cambiare.....
          Ogni guru, per quanto illuminato, non può fare altro che mettervi sulla strada. Non può patire il calore in vostra vece. Il guru non può sopperirgli per voi. Nessuno lo può."
          Ma quando abbiamo realizzato, cioè reso reale, che il vero pensiero, quello
intuitivo, è la voce del nostro Spirito, e che ci siamo liberati dalle identificazioni, il desiderio di fondersi con il TUTTO è più grande di qualunque cosa, o quasi. Quasi, diciamo, perché a questo punto si è anche raggiunta la consapevolezza del proprio ruolo di silenzioso luminare, di invisibile guida dei fratelli ancora indietro. Indietro, lo sappiamo, non è un termine adeguato perché nessuno è mai indietro, ciascuno è perfettamente a posto suo, vivendo il ruolo suo nel grande piano dell'ASSOLUTO.
          Quindi la risposta alla domanda:
"Può l'Uomo osservare:

 in modo neutro le sue intolleranze,

 in modo amorevole il suo odio,

con intelligenza la sua stupidità,

coraggiosamente le sue vigliaccherie,

tranquillamente le sue irrequietezze,

pacatamente le sue rabbie,

pacificamente le sue conflittualità,

generosamente la sua avarizia?

         " è "si"; l'Uomo ha la capacità di osservarsi. Ma, ripetiamolo, ci vuole infinito Amore per se stesso e per gli altri per riuscire in questa impresa. Qualunque giudizio, qualunque desiderio che le cose siano diverse da quelle che sono ci fa ricadere nella dualità e quindi nella limitazione: il contrario dell'osservazione, il contrario dell'Unione.

          Le meditazioni che proponiamo qui di seguito sono solo indicative di un possibile percorso. Per noi non esistono "metodi" universali...

 "Le vie del Signore sono infinite"

ci è stato più e più volte detto, e così è. Ciascuno dovrà dunque trovare la o le proprie meditazioni e per riuscire a trovare è necessario trovare il coraggio di "cercare".


I- IL NOME

          Dal momento della nostra nascita, il nostro nome è stato associato ai sentimenti proiettati su di noi in concomitanza alle esperienze. Così, nell'inconscio, si è costruita una mappa del significato di questo nome. Se questi è stato pronunciato con un'associazione benevola e amorosa, oggi, ogni volta che lo sentiamo pronunciato, si riattiva in noi questo sentimento di amore. Inversamente, se il nostro nome è stato associato con dei sentimenti aggressivi o dispregiativi; sentirsi chiamati, oggi, ci fa precipitare nel sentimento negativo connesso.
          La meditazione proposta è quella della ricerca di questo sentimento connesso e, nel  caso  che  sia negativo, la sua purificazione. Per crescere in modo sano, oggi, dobbiamo liberare il nostro nome dalle influenze negative e limitanti; lo dobbiamo neutralizzare, cioè rendere neutro.
          Così, ci siederemo in una posizione comoda, idealmente con la spina dorsale dritta e verticale per facilitare la circolazione delle energie vitali, ma per le persone non allenate la giusta posizione sarà quella in cui il corpo non crea, per la sua sofferenza, un disturbo. Trovata la posizione comoda, porteremo la nostra mente a concentrarsi sul proprio nome, ripetendolo, a voce alta o silenziosamente, il più a lungo possibile.
          Constateremo subito quanto questo sia difficile perché la mente conscia fluttua continuamente. Questo meccanismo, ben conosciuto, non deve essere trattato con violenza: sappiamo quanto questa sia negativa e controproducente. Quindi, se ci accorgiamo di avere smarrito il nostro nome, lo riprenderemo con dolcezza e pazienza. Con la pratica ci accorgeremo che affiorano uno o più sentimenti. Se questi risultano gradevoli, ci compiaceremo nella nostra meditazione. Se, invece, il sentimento che tenderà a evidenziarsi sarà negativo, faremo di tutto per essere distratti e abbandonare la meditazione. In questo caso ci vorrà coraggio e buona volontà, ci vorrà soprattutto la consapevolezza della necessità di purificare il proprio inconscio della sporcizia che vi è stata accumulata. Ricordiamo che il nostro Spirito lavora continuamente in questo senso e diventerà appagante la consapevolezza di partecipare coscientemente a questo lavoro.



II- PURIFICAZIONE
 

           Nella prima meditazione abbiamo, attraverso il nostro nome, riallacciato il legame tra la nostra consapevolezza e i contenuti traumatici del nostro passato. Questi, per la paura e la vergogna generate dalle nostre  errate  interpretazioni,  erano  sprofondati nell'inconscio e da lì provocavano le famose "perdite di controllo" che ci recavano dolore e svalutazione del nostro proprio essere.
         Abbiamo sperimentato quanto l'impatto con queste emozioni rimosse è doloroso e abbiamo cominciato ad allenare l'osservatore distaccato. Sappiamo ora che le emozioni negative sono dovute all'errata interpretazione delle esperienze, errore dovuto al fatto di non essere stati aiutati a capire che eravamo pronti, che avevamo in noi tutta la consapevolezza e la forza necessari per superare serenamente le prove della vita, e che esse sono gli strumenti-messaggeri che ci informano sul non rispetto di un aspetto della nostra individualità. Le prove della vita non sono il messaggio, il messaggio soggiace dietro il dolore.
         
Questa seconda meditazione mira a lasciare fluire le rimozioni permettendoci di non entrare più in contatto con le emozioni  ma bensì con il significato alchemico delle esperienze alle quali erano state associate. Il significato alchemico si legge nel sotto testo, il messaggio contenuto nell'esperienza stessa.
          Due saranno gli approcci: la purificazione e il dono.
          Il punto di partenza di queste meditazioni è quindi la consapevolezza di essere uno Spirito puro e perfetto nell'Unipolare Eternità e che questo Spirito è limitato nella sua perfetta percezione per il fatto della bipolarità dello spazio-tempo-materia attraverso il quale Esso si deve sperimentare.
         Ricordiamo un attimo la costituzione del nucleo psicospirituale: l’energia pura dello spirito è rinchiusa all’interno di un guscio composto dell’anima, l’inconscio e il conscio. Nel suo sforzo di rivelazione, lo spirito spinge verso l’esterno le energie disarmoniche contenute nell’inconscio, facendole così riemergere nel conscio.
          Sappiamo che non ci può essere realizzazione nell'"esclusione" e che alla fine dell'evoluzione tutto ciò che l'ASSOLUTO ha creato, cioè tutto, dovrà tornare a LUI, nella SUA PERFEZIONE UNIPOLARE. Quindi, se oggi allontaniamo qualcosa da noi, non è per bandirlo dall'Amore Universale, si tratta solamente di permettere a queste parti regresse di tornare a far parte dei cicli evolutivi. Così le energie che allontaneremo da noi non saranno cacciate via con disprezzo, le inviteremo solamente ad approfittare dell'occasione che viene offerta loro di approfondire il loro  livello di consapevolezza attraverso delle esperienze più adatte. Ricuperata così la  sacralità  della  materia,  ci  potremo   finalmente permettere di lasciare andare via dal nostro spazio-tempo interiore (purificato dall'operazione alchemica) tutto ciò che appartiene allo spazio-tempo esterno diventato impuro per l'interpretazione che la maggior parte della gente ne ha fatto e continua a farsene.
 
 
 
a-  La purificazione:
 
          Seduti comodamente come nella prima meditazione, ci immagineremo, corpo e psiche, sospesi in una grande bolla. All'interno di questa bolla regna l'eternità e quindi non esiste tempo, non esiste spazio e non esiste dualità.
          Visto che la nostra esperienza terrena è sacra nella sua essenza, nel corpo e nella psiche immersi nell'eternità potrà sussistere solo quello che appartiene a questa sacralità. Tutto ciò che in noi è il risultato delle errate interpretazioni verrà come calamitato dallo spazio-tempo dualistico rimasto fuori dalla bolla. Immagineremo quindi uno spostamento di grumi sporchi e scuri che, uscendo dal nostro corpo, verranno attratti dallo spazio tempo esterno alla bolla. Lì, poiché nulla, nel creato, può rimanere tagliato fuori dalla realizzazione Divina, essi verranno dissolti per permettere alle energie non evolute che le componevano di tornare nel ciclo evolutivo.
          All'inizio ci sarà sicuramente difficile immaginare questa bolla o la percepiremo poco più ampia del corpo. Essendoci poca eternità intorno a noi, la forza attrattiva dello spazio esterno risulterà debole. Man mano che ci purificheremo, ci verrà più facile allargare i confini della bolla e, crescendo l'eternità, il movimento liberatorio delle energie distorte crescerà.
          Non sarà necessario cercare il significato di queste energie negative; ciò che avrà veramente bisogno, per lo sviluppo della nostra coscienza, di essere compreso,  si fermerà automaticamente nella mente. Più che mai l’osservatore dovrà essere sereno, sincero, stabile e distaccato. La purificazione operata con questa formula risulterà più profonda di quella della meditazione del nome perché tocca tutti gli aspetti della nostra personalità.
 
 
b- Il Dono:
 
          Più puri siamo, meno la paura attanaglia il nostro cuore. Meno abbiamo paura, meno il nostro istinto di sopravvivenza viene sollecitato; più siamo sicuri di “essere” e che
nulla ci può distruggere, e più possiamo entrare nel dare.
          Il dare è l'espressione, a livello psicologico (e quindi Umano) dei flussi energetici del cosmo. Se una parte dell'Universo bloccasse le sue energie la Vita scomparirebbe. Di fatto Essa è movimento; flussi,
cicli, espansione e contrazione, dare, ricevere, dare.....
          Non diamo perché abbiamo paura di rimanere vuoti e che ciò che diamo non sia spontaneamente e immediatamente compensato. Chi conosce la legge della conservazione dell'energia (all'interno di un sistema l'energia non si disperde ma si trasforma) e la celebre frase di Newton “la natura ha orrore del vuoto” non si spaventa di dare. In più, chi si fida dell'ASSOLUTO sa perfettamente che EGLI non ci farà mai mancare nulla. L'ASSOLUTO SA costantemente ciò di cui abbiamo bisogno e ce lo dà sempre. Siamo noi a non sapere prendere ciò che è messo a nostra disposizione.
          
A livello psico-energetico nulla può uscire da noi senza essere immediatamente sostituito da un'uguale quantità e qualità di energia. All'interno del sistema che è l'Umanità, nulla si può disperdere. L'energia deve fluire e trasformarsi per tramandare la vita, il sapere e l'evoluzione. Se tratteniamo le nostre energie queste finiranno per impazzire (sopratono) o per ammuffire (sottotono). Come l'acqua stagnante, l'energia che non fluisce finisce per avvelenarsi e per avvelenare il terreno circostante. Se ci chiudiamo al dare, non dobbiamo pensare di poter ricevere perché è necessario fare posto dentro di noi per poterci mettere qualcosa di nuovo. D'altronde, se sentiamo il bisogno di difenderci dall'esterno, per paura di essere danneggiati, non dobbiamo illuderci di poter dare, cioè di  fare uscire qualcosa, perché i filtri protettivi della nostra psiche sono sempre a doppio senso.
           Nella nostra dimensione relativa (psicologica) dobbiamo sempre fare il primo passo nel dare poiché se non facciamo spazio dentro di noi non ci sarà posto per ricevere. Nella dimensione ASSOLUTA, il vero dare non ha bisogno di aspettarsi di essere compensato:  

Il compenso del dare è la gioia stessa dell'avere dato.


          Sperimentando il vero dare, anche per un attimo, se ne comprende finalmente il senso reale. È un'esperienza trascendente perché se ne scopre l'infinita pienezza. Quando si dà completamente, senza nessuna restrizione, si apre nel nostro cuore un'inesauribile sorgente di energia. Scompare ogni bisogno di ricevere, perché si è compenetrati dall'Universo stesso e dalla totalità dell'AMORE DIVINO. In ultima analisi, quando diamo, a una qualsiasi forma di manifestazione dell'ASSOLUTO, noi diamo a noi stessi. L'altruismo Spirituale è senza dubbio la più perfetta forma di Amore per se stessi. Conviene riflettere profondamente su questo concetto. Ma attenzione, non dobbiamo cadere nella trappola di dare solo nell'intento di ricevere, pretendendo che venga attuata questa legge in nostro favore. Il dare deve essere completamente liberato da qualunque intento, se no, non è più "dare", e quindi non potremo aspettarci di ricevere.
          Man mano che l’inconscio e il conscio vengono alleggeriti delle energie disarmoniche, il nostro spirito si esprime più facilmente verso l’esterno. L’energia dello spirito, congiunta direttamente a quella dell’ASSOLUTO, è AMORE PURO. Questa energia è inesauribile. Più la estrinsechiamo verso gli altri, più ne veniamo arricchiti.
 
          La meditazione consiste nel percepire, sentire -e non immaginare- al centro del nostro essere, un punto di estrema luminosità dal quale fluisce un’energia dorata che si proietta su tutto l’ambiente circostante. All’inizio la proietteremo sulle persone vicine per, man mano che prenderemo fiducia nella nostra capacità di amare, allargare il campo d’azione alle persone  amate,  a quelle conosciute,  a quelle antipatiche per finire con tutti gli esseri e le forme del creato. Siamo uno con il Tutto, l’amore che diamo agli altri è all’ASSOLUTO che lo diamo; quindi lo diamo anche a noi stessi.
          Ciò che realmente abbiamo da dare, non sono cose, denaro, perfezioni di comportamenti secondo i criteri morali della nostra società, sacrifici della propria individualità, ecc… Ciò che più è spiritualmente utile agli altri, e che quindi risulterà per loro il più bel regalo, è la consapevolezza che acquistiamo quanto al senso profondo della vita.
          Prendiamo dunque la sana e meravigliosa abitudine di offrire all’ASSOLUTO, e a tutto il creato, a tutti gli uomini, ogni nostra presa di coscienza, ogni nostra acquisizione. Ogni passo avanti fatto da noi è un passo per tutta l’Umanità, non tratteniamo ciò che abbiamo realizzato. Non sempre lo possiamo trasmettere con le parole perché queste vengono raramente ascoltate o capite, ma nulla ci impedisce di farlo con il pensiero.
          Una volta stabilizzato il flusso d’energia dorata da noi verso gli altri, riflettiamo su ciò che abbiamo acquisito  e offriamolo al mondo.


III- LA RESE TOTALE

          L'ASSOLUTO È tutto ciò che può essere, tutto, non nell'apparente successione del tempo, ma nell'ETERNO PRESENTE, tutto contemporaneamente.
          Sappiamo ora che è la limitatezza del nostro punto di osservazione a creare l'illusione del tempo, dello spazio, della diversità. Nelle altre meditazioni abbiamo incontrato queste nostre limitatezze, le illusioni, le errate interpretazioni, le paure, la violenza, ecc.. Ci siamo messi all'opera per fare pulizia e abbiamo imparato ad offrire ogni nuova consapevolezza agli altri e all'ASSOLUTO stesso sperimentando così la schietta gioia del Dare.
          Ma tutti questi esercizi rimangono espressi nel fluire del tempo. In tutti cerchiamo di superare ciò che era o di realizzare ciò che ancora non è. Ogni volta abbiamo incontrato una piccola parte di noi o uno degli innumerevoli aspetti della Realtà DIVINA, mai abbiamo saggiato, neanche da lontano, l'ASSOLUTO stesso.
          Non creerò un'ulteriore illusione facendovi credere che questa ultima meditazione risolverà tutti i vostri problemi. Sappiamo adesso che ciascuno deve e dovrà affrontare per conto proprio il proprio Destino e l'enigma del suo vissuto ma questa meditazione ci avvicinerà, ci darà l'occasione di essere un po' più vicino alla percezione di ciò che si può intendere per ASSOLUTO ed ETERNO PRESENTE.
          L'ASSOLUTO È TUTTO, andiamo dicendo, e come potremo mai pretendere di capire cosa e com'è questo TUTTO se non ci fermiamo nell'atto di  contemplare  simultaneamente  tutto  ciò  che conosciamo (comunque e sempre una piccola parte del TUTTO).
          Ciò che proponiamo non è di fare il vuoto mentale; la nostra proposta è esattamente l'opposto: mettere davanti a noi tutto ciò che conosciamo, tutti i concetti dei quali abbiamo parlato e tutti quelli che ciascuno di  noi  possiede  per  propria  esperienza  e ricerca. Tutto, davanti a noi, percepito in uno solo abbraccio, con la stessa iperattenzione per ogni parte, senza privilegiarne nessuna; tutte sullo stesso piano, con la stessa importanza; tutte importantissime, tutte indispensabili o tutte inutili, ma tutte alla pari.
          Allorché tale contatto viene stabilito, e non avvilitevi se necessiteranno mesi o anni per farlo, lasciatevi andare nel flusso del TUTTO: non opponete resistenza, non c'è nulla da temere, già da sempre eravate in DIO, l'unica differenza è che ora LO sentite in voi.
          Perdete allegramente il vostro corpo, i vostri sentimenti e la vostra mente in questa corrente di AMORE, siete a casa, ora siete voi stessi più che mai e non temete di non tornare, DIO provvede che nulla succeda che non debba succedere e nulla potrà mai anticipare la vostra morte di mezzo minuto come nessuno dei vostri sforzi la potrà mai rimandare.
          In questo stato di beata sospensione ribadite la vostra fiducia nell'ASSOLUTO e nel Destino suo strumento.

          Ribadite la vostra intenzione di vivere sempre più coscientemente in questo stato di comunione e che esso sia parte di ogni momento della vostra vita quotidiana.

          Ribadite la vostra intenzione di vivere e di agire in nome dell'ASSOLUTO, in nome della VERITÀ, in nome dell'AMORE e vedrete la vostra vita trasformarsi: scoprirete in voi una pazienza e una forza inaspettata, scoprirete in voi la PROFONDA e SCHIETTA GIOIA di partecipare finalmente alla VERA VITA.
          Ricordatevi che l'osservatore si allena quando siamo ricchi di energia positiva. Nel caso contrario nulla ci potrà salvare quando arriverà la tempesta.
          Chiamate di continuo la "COSCIENZA di VOI". Fate di questo richiamo un tema costante dei vostri
pensieri affinché la vostra mente non sia più disponibile per fantasticare negativamente e costruire e cristallizzare le identificazioni.

           L'unica IDENTIFICAZIONE che va cercata è quella con l'ASSOLUTO ma non cercatela nemmeno più: abbiate fiducia che quando sarete pronti ESSA succederà.
          Questa è la meditazione del non tempo, del non spazio e della non materia. Questa è la meditazione dell'ETERNO PRESENTE in cui tutto È TOTALE PRESENZA.


 
Il mio cuore è con voi.
 
Pace e gioia nel vostro cuore! Buona meditazione.

          



HOLOS- Spiritualità Olistica-2006