SPIRITUALITA' OLISTICA - Lucien Bruchon

      Oltre l'apparente diversità siamo tutti uguali, tutti, imprescindibilmente, parti dell’Assoluto.

          

Il significato della malattia: 

          
                     
                     
          

           Devo qui sfatare un concetto profondamente ancorato nella nostra cultura. La sorgente della reale limitazione, del reale male, risulta essere nella convinzione  che tutto ciò che viene a limitare la libertà: malattia, contrattempo, incidente, persona che non la pensa come noi, brutto tempo, ecc... sia negativo, avverso. La malattia-dolore-disagio non è un nemico. Ciò che ci impedisce di arrivare in tempo, ciò che ci obbliga a vivere una situazione piuttosto che un'altra, ciò che ci costringe al letto, tutto ciò che in genere sembra volerci far fare quello che non vogliamo, tutto ciò è una porta che si apre, non una che si chiude.
          La malattia-controtempo-incidente, è un messaggero che viene dal profondo di noi stessi, dall'Essere Olospirituale che siamo.

          Il ruolo di questo messaggero è di informarci, non sul fatto che qualcosa non funziona dentro o intorno a noi e dunque sul fatto che esistono delle storture, ma su quello che non stiamo dando la giusta attenzione a una parte:

           fisica, emotiva o mentale;

           conscia, inconscia o animica, che si riferisca al nostro intimo essere o una situazione relazionale;

           cioè che non stiamo dando la giusta attenzione a una parte del nostro vissuto di Essere OLOSPIRITUALE e quindi allo "STATO di essere dell'ASSOLUTO ";

          che ci siamo incastrati in un "fuori programma" e che, precisamente, ciò che ci viene tolto è quello che non deve più essere vissuto perché inutile, superato e dannoso per la nostra evoluzione,

          Qualunque disagio, fisico o psicologico, personale o sociale, è segno che non è stata rispettata la LEGGE fondamentale dell'Universo materiale e Spirituale, cioè l'ASPETTO MATERNO dell'AMORE DIVINO.

Ogni ESSERE,
gruppo SOCIALE o RELIGIOSO, RAZZA,
risente il
BISOGNO FONDAMENTALE
nonché DIRITTO DIVINO,
di essere AMATO, oggi,
per quello che oggi E'.

          Ora sappiamo che tutto ciò dipende esclusivamente da una nostra personale e distorta interpretazione della Natura dell'ASSOLUTO e che a nulla serve aspettarci che gli altri mutino atteggiamento. Dobbiamo e soprattutto possiamo cambiare tutto ciò modificando questo nostro errato concetto. L'Umanità odierna, attraverso il puro ragionamento logico, dimostra che: 

DIO E' AMORE,
null'ALTRO che AMORE.

          Relativamente a ciascuno di noi, gli altri risultano ciò che vogliamo, che ci aspettiamo, nel nostro intimo, che siano.


          Prima di tutto, la malattia è dunque "nostra" perché generata dalla nostra limitatezza (cecità spirituale) e noi per primi dobbiamo metterci all'ascolto di quello ch’essa porta alla nostra coscienza. Il medico-terapeuta, sarà di grandissimo aiuto perché conosce il significato simbolico espresso dai sintomi, ma il medico-terapeuta non può liberarci dal male se non facciamo il morbido sforzo - ricordiamo che la violenza è sempre negativa - di modificare, nei nostri comportamenti quotidiani, ciò che ha provocato il disagio espresso dal corpo o dalla psiche. La medicina, come sistema di guarigione , ha senso solo se viene accompagnata da una presa di coscienza. Una malattia curata senza consapevolezza della sua origine e della sua intenzione scomparirà per qualche tempo per ricomparire rafforzata dal tempo durante il quale avremo continuato a vivere secondo i principi errati che avevano provocato le prime disfunzioni.
          Il medico-terapeuta non deve creare un clima spesso più misterioso di quello creato dai maghi, nascondendo, come a difesa di una privilegiata conoscenza, il significato della malattia, cioè il contenuto del messaggio. Il medico-terapeuta deve partecipare a rendere l'Uomo sempre più colto e consapevole del proprio Essere. Nessuno si può sostituire a noi per curare i nostri mali. Ogni Uomo ha il sacro diritto e il sacro dovere di sapere ciò che il suo Spirito gli vuole insegnare.

          Dobbiamo unire, non dividere, o per dire con più esattezza, dobbiamo evidenziare l'Unità da ristabilire piuttosto che mantenere l'illusione della divisione. Nessuna delle nostre funzioni può essere considerata separatamente dalle altre. Il principio di "interezza integra" lo conferma oltre qualunque ragionevole dubbio. Il corpo, le emozioni, la mente, l'intuito e il distacco da una parte, e il conscio, l'inconscio e l'Anima dall'altra, sono tutte imprescindibilmente parti di noi. L'impegno conoscitivo che porterà alla guarigione dei nostri mali li deve considerare tutti contemporaneamente

           Nella visione della Spiritualità Olistica, la disattenzione evidenziata dalla malattia riguarda sempre la dimensione Olospirituale, perché la vita stessa non è nient'altro che

"il campo d’espressione e di sperimentazione della nostra Olospiritualità".  

          In ogni attimo della nostra esistenza, noi esprimiamo e sperimentiamo la nostra profonda natura. In ogni attimo della nostra esistenza, noi esprimiamo e sperimentiamo la NATURA STESSA dell'ASSOLUTO. Nulla di quello che facciamo o pensiamo può essere considerato come non facente parte dell'espressione del nostro Spirito Olistico, come esterno all'ASSOLUTO. Tutto E' in LUI, non dimentichiamolo mai. Niente è staccato da noi, nulla è fuori da quel che siamo realmente. 

          La nostra mente razionale, le nostre emozioni, il nostro corpo stesso sono veicoli di espressione e di manifestazione, nel piano materiale, della nostra natura Olospirituale, e le limitazioni che questo piano impone è parte del piano Olospirituale stesso: le limitazioni servono a prendere consapevolezza di ciò che siamo: esse servono a costruire la coscienza di sé. Ma arriverà il giorno in cui non avremo più bisogno di "perdere" qualcosa per "diventare consapevoli" di ciò che avevamo, e in quel giorno non esisterà più la sofferenza perché non ci sarà più ignoranza.

 La consapevolezza verrà dal fatto che sapremo percepire i nostri progressi

 col passare continuamente da uno stato di coscienza ridotta a uno più ampio e più ricco.

          Quando ci allontaniamo dalla traiettoria di minima resistenza del nostro Destino, le energie si bloccano o si consumano in modo disarmonico e i nostri organi, se non abbiamo avuto la capacità di ascoltare i primi avvertimenti sottili, rendono evidente lo squilibrio provocato nel nostro essere complessivo.
          La malattia è sempre il segno di una "negazione" o di una "resistenza" al proprio Destino e alle leggi spirituali. La malattia è sempre il segno di una disarmonia e di una frizione tra
relativo e ASSOLUTO. Questi sono dovute alla perdita di consapevolezza di quello che, da Spirito saggio e unipolare, abbiamo deciso di venire a compiere sulla terra o, detto in altro modo, la perdità di consapevolezza della scheggia di ASSOLUTO che siamo. In conseguenza di questa perdita di consapevolezza, ci siamo identificati con il nostro corpo, le nostre emozioni e la nostra mente logico-razionale o con ciò che gli altri pretendevano da noi, o con le reazioni che abbiamo innescato contro queste aspettative.
          Le guerre, la povertà, le carestie sono le malattie del mondo. Rudiger Dahlke, nel libro "Malattia linguaggio dell'Anima", descrive l'Uomo come il cancro della terra che, nella sua folle corsa verso la libertà e l'autonomia, distrugge l'organismo che lo nutre e provoca, senza saperlo, la propria fine. Il cancro è uno dei più profondi segni della perdita della nostra vera identità. Ma tutte le malattie, in più o meno grande misura, evidenziano una simile perdita di contatto. L'impoverimento delle difese immunitarie permettono al male, come nel caso dell'A.I.D.S., di entrare nelle strutture più significative del nostro organismo, quelle che simboleggiano la difficoltà di adattamento dello Spirito al mondo materiale. Le malattie autoimmuni sono un altro esempio di come possiamo arrivare a negare e a rifiutare completamente la nostra materialità perché non abbiamo saputo capirla e capirne l’utilità.

          Dobbiamo essere ben consapevoli che quello che succede oggi nel nostro corpo, e nel mondo, come disfunzioni patologiche e squilibri sociali, è la conseguenza di millenni di sordità volontaria o inconscia ai messaggi che tentavano di informarci sul non rispetto delle leggi Universali. Dobbiamo essere ben consapevoli che ciò che succede oggi nel mondo è la proiezione analogica nel macrocosmo di ciò che non vogliamo vedere nel nostro microcosmo corpo-mente.

           Ma in fondo, tutto questo è giusto! Tutto esiste per una profonda necessità e quello che può risultare sbagliato o superato per alcuni è ancora necessario per altri. Non camminiamo tutti alla stessa velocità, e di sicuro non abbiamo iniziato questo percorso evolutivo tutti nello stesso momento. Anche quando rimaniamo aggrappati al vecchio questo indica che non abbiamo ancora raggiunto la giusta consapevolezza e la giusta fiducia. Quindi "pazienza" e niente negativizzazioni, niente giudizi, diamo amore e comprensione a noi stessi come vorremo riceverli dagli altri e diamo amore e comprensione agli altri. E’ l'unico verro modo per aiutare noi stessi e gli altri. Bastano e avanzano le nostre reazioni spontanee e ciò che "siamo" senza voler intervenire con la nostra mente, con la nostra pseudo-sapienza.
          Se ci mettiamo a bere due litri di vino al giorno, non passerà molto tempo prima di sentire le prime degenerazioni del nostro organismo, cioè le sue manifestazioni per attirare la nostra attenzione sul nostro errato comportamento. A questo punto, ci verrà facile fare il collegamento tra causa ed effetto.
          Purtroppo, la maggior parte delle nostre malattie hanno radici molto remote nel tempo. Nel concetto della
reincarnazione, esse possono risalire a decine di vite addietro. E' molto probabile che non potremo, con un solo colpo di bacchetta magica, risolvere decenni o millenni di comportamenti errati.
          Ciononostante è tempo di metterci in moto. Rimandare di nuovo l'impegno della presa di coscienza non può che fare peggiorare il nostro stato di malessere e d’identificazione con la parte sbagliata. Rimandare di nuovo l'impegno della presa di coscienza non può fare altro che peggiorare lo stato di malessere nostro e dell'Umanità. 

Ciascuno di noi ha l'imprescindibile responsabilità di curare se stesso per curare il mondo. 
 

Inutili sono le battaglie rivolte ad imporre la pace se ciascuno non comincia a fare pace tra sé e sé. 


         Inutili sono le nostre lagne per la mancanza di cultura se non diamo spazio in noi alla vera cultura. Inutili sono le lotte contro la fame nel mondo se non percepiamo in noi l'egoismo e la tendenza ad accumulare per il proprio profitto o per paura di mancare di cibo, per la nostra paura di morire.
          La paura è inutile perché “non moriamo mai”, si cambia solo di stato. Anche se pensate alla morte fisica, a cosa può servire la paura di morire? Solo a farvi del male, a non riuscire nemmeno a vivere il momento presente perdendo così un’infinità di opportunità. Nulla ci può fare morire mezzo minuto prima della nostra “ora” e nulla potrà posticipare questo passaggio. La paura e la resistenza non fanno null’altro che incrementare la sofferenza.
          Tanto piccolo potrà essere il nostro personale progresso, ciò che trasmetteremo ai nostri figli risulterà comunque per loro un maggior bene e da questo bene ricevuto essi svilupperanno una maggiore possibilità di trasmettere ai propri figli una conoscenza e un Amore capaci di farli crescere più sanamente.

           La malattia è quindi segno di una disarmonia, di una non sintonia con quello che stiamo vivendo e con quello che siamo. Alla sua origine si trovano due cause possibili, ricordiamo:

            -una  risiede nel fatto che non stiamo vivendo una situazione adeguata al nostro cammino evolutivo. In questo caso, visto che nulla può essere sbagliato, questo può essere interpretato solo come il fatto che tratteniamo un tipo d’esperienza che apparteneva al nostro passato ma che oggi è superata, e questo lo facciamo perché non abbiamo fiducia nell'ASSOLUTO   come dispensatore di AMORE. La nostra intima convinzione è ancora quella di un "male onnipotente" difficilmente tenuto sotto controllo da un DIO bisognoso di essere lusingato prima di degnarci un miserevole aiuto.;

           -la seconda causa è che stiamo vivendo l'esperienza giusta nel modo sbagliato. Sbagliato, nel relativo della nostra vita umana, ricordiamolo, solo in quanto è limitata la nostra consapevolezza, ma giusta nell'ASSOLUTO  , perché è necessario perdere ciò che siamo per diventare consapevoli di essere stati perfetti e così ritrovare consapevolmente questa perfezione.

          Nel concetto del Destino, sappiamo che non esistono esperienze che non sono necessarie. La LEGGE DIVINA è così PERFETTA che raccogliamo sempre ciò che abbiamo seminato (in bene o in pseudo-male), nulla si perde e ogni cosa ha un suo prezzo in armonia o in sofferenza. Non ci sono errori nelle proposte del Destino, nulla è casuale.
          Se viviamo una situazione che realmente non ci appartiene, questo vuol dire che non ci appartiene più; faceva parte delle esperienze che ci erano necessarie nel passato ma che oramai sono superate: esse ci hanno già dato tutto il materiale conoscitivo di cui avevamo bisogno e siamo pronti a capirne il significato. Neghiamo questa consapevolezza perché abbiamo paura di lasciar andare il conosciuto rassicurante, temiamo, anche se sentiamo un'attrazione, anche se un'intima "intuizione" ci fa aspirare a una trasformazione, temiamo che tutto possa essere solo un'illusione, che non ci sia nessuna felicità, nessuna vita al di là di questa esperienza terrena. Non abbiamo ancora totalmente fiducia nel Destino e nell'ASSOLUTO.

          Quante persone, venute in terapia e ricevuto "il prana" hanno visto la loro vita cambiare radicalmente. Non sono certo stato io a dare un indirizzo alle loro scelte e spesso nemmeno loro hanno deciso consapevolmente di cambiare le cose, ma con l'aiuto dell'Energia Vitale (il prana) esse sono entrate più profondamente in contatto con le loro vere necessità e la loro maggior armonia ha permesso agli altri di cambiare atteggiamento nei loro confronti. Sappiamo che le terapie, meditazioni, esercizi di concentrazione o qualunque pseudo metodo di crescita possono servire solo e unicamente a riequilibrare le energie della persona in modo tale da permetterle di proseguire il proprio cammino evolutivo con un potenziale che sia "realmente suo". Tutto quello che ci propone la vita è quindi un'occasione di crescita, una spinta al risveglio in una dimensione più umana, meno egotica, meno egoistica. La proposta è quella di armonizzare le relazioni, tra noi e noi nel nostro intimo e con le altre persone, le situazioni, gli avvenimenti, perché ogni cosa, essendo una manifestazione dell'ASSOLUTO, è in realtà "una parte di noi". Se non c'è armonia, dentro e intorno a noi, questo significa che siamo ancora lontani dalla REALTA' e dalla VERITA'. La mancanza di armonia è sinonimo di ignoranza o piuttosto di limitata consapevolezza Olospirituale ma ancora una volta insistiamo sul fatto che in questo non si deve vedere una colpa. Forse potrebbe essere riconosciuta colpevole una persona che non usa una capacità già in suo possesso, ma non si può incriminare nessuno di non possedere una capacità che non ha. A questo serve la vita: ricordare, riprendere possesso di potenziali dei quali ignoriamo l'esistenza. Finché non ci ricordiamo di averli, non li possiamo usare.
          Che quello che tratteniamo sia un rapporto affettivo o di lavoro, o che continuiamo a soffrire di una certa malattia, il conosciuto male vissuto e generatore di sofferenza risulta "istintivamente" più rassicurante del nuovo. Accettare di capire il senso profondo di un'esperienza significa che dopo la dovremo lasciare andare, accettare ch'essa sparisca dalla nostra vita, e questo non è certo facile. Per questo continuiamo a voler convincerci di avere ancora bisogno di un certo rapporto, di questa o questo compagno, di questo lavoro, che ci danno una certa sicurezza perché in essi ci riconosciamo. Abbiamo passato così tanto tempo con questa persona, o in questo ufficio, che ci riconosciamo nelle dinamiche che dividiamo con loro e crediamo di non poterne fare a meno e davvero siamo a tale punto abituati a questo tipo di "
cibo" che la sua scomparsa non può non creare delle reazioni istintive di difesa. 

          Per quello che riguarda le malattie, ci siamo anche qui abituati ai ritmi di vita che questa ci impone e, molto spesso, al potere che ci dà sugli altri. Per mezzo della malattia li possiamo controllare, ottenere da loro cose che non osano negarci perché non hanno la forza di metterci di fronte al nostro Destino e d’aiutarci ad affrontarlo. Le persone sotto il potere del malato esprimono la loro mancanza di consapevolezza in quanto si sentono responsabili dello suo stato e della sua sopravvivenza. Se il malato dovesse peggiorare o morire, queste persone vivrebbero un enorme senso di colpa. Invece, come sappiamo adesso, le nostre malattie non sono mai provocata dagli altri. Essi sono i sacri strumenti-maestri del Destino e servono esclusivamente a ricreare le circostanze adeguate a evidenziare le nostre conflittualità che si manifestano, proprio perché non le vogliamo riconoscere come nostre, sotto forma di disfunzioni, di infiammazioni, di blocco o di degenerazione di un organo o di un apparato e della servilità o ripugnanza di chi ci deve curare. 

          Sì, anche questi fanno parte della presa di coscienza e il loro atteggiamento è per lo più il riflesso di come il malato considera se stesso. Se non riusciamo a vedere le disarmonie che ci sono nella nostra psiche, il corpo le rende evidenti. E dimostreremo di essere veramente testardi e ottusi se continuiamo ad affermare che il corpo è nostro mentre neghiamo che ciò che si trova dentro lo sia. La coerenza sarà quindi l'inizio della via della salvezza.
          L'alto aspetto della malattia che non vogliamo lasciare andare è quello dei ritmi che aveva imposto alla nostra vita. Sappiamo quanto sia difficile organizzare i tempi delle nostre giornate e quanto costa modificarli. Finché una malattia è acuta, cioè intensa ma di breve durata, la nostra vita è disorganizzata ed è piuttosto piacevole poter ritornare ai ritmi precedenti. Quindi, piuttosto che metterci all'ascolto di ciò che ci vuol dire affrontiamo la malattia per paura del nuovo che ci propone. Se abbiamo avuto il coraggio di metterci all'ascolto, i sintomi scompariranno e saremo guariti. Se invece abbiamo messo la malattia a tacere con dei farmaci che cancellano la sua espressione, avremo lì per lì l'impressione di esserne liberati ma sappiamo ch'essa, prima o poi, ricomparirà finché arriverà il momento che si cronicizzerà. A tal punto saremo costretti a riadattare la nostra vita ai ritmi ch'essa pretende da noi. Se di nuovo neghiamo l'ascolto, la malattia diventerà parte integrante della nostra vita e finiremo per riconoscerci in lei. E lì cominciano i guai seri dell'identificazione. 
          Purtroppo siamo duali e, per scelta nostra o perché spinti da altre persone, frequenteremo i medici o i terapeuti con il pretesto di riacquistare la salute. E qui si crea il conflitto d'interesse. Per tante persone essere malato vuol dire riconoscersi e forse controllare gli altri. Guarire significa rimettere in gioco tutte le loro abitudini e perdere il loro potere. Chi dei due vincerà? In terapia mi sono spesso trovato di fronte a persone completamente risanate, in quanto il loro campo energetico fosse ben armonizzato, ma che continuavano a manifestare gli stessi sintomi. Vediamo in questi casi quanto la nostra psiche può essere potente e quanto questo tipo di atteggiamento porterà alla veloce ricomparsa o al peggioramento della malattia.
          Per
guarire sappiamo che il primo passo da fare è quello di ridare alla materia e alla materialità del nostro Essere e del mondo la loro sacralità di manifestazione molto condensata dell'ASSOLUTO .
          La demonizzazione della materia e delle emozioni è una delle principali sorgenti di sofferenza. Vedere solo quello che la malattia ci impedisce di fare è un altro modo di fare peggiorare il nostro stato, perché questo atteggiamento distoglie dall'ascolto del messaggio. L'ASSOLUTO non ci toglie mai nulla senza sostituirlo con qualcosa di più importante. Una porta non si chiude mai senza che se ne apra un'altra verso un percorso più giusto e più utile per l'esperienza evolutiva che dobbiamo compiere o per la realizzazione (rendere reale) dell'aspetto che l'ASSOLUTO manifesta di attraverso di noi.
           Esiste un altruismo relativo e uno Assoluto, un egoismo relativo e uno Assoluto, un bene relativo e uno Assoluto, ecc.... Ciò che è relativo è sempre dannoso perché vede solo il vantaggio immediato. Nell'Assoluto si può benissimo rifiutare oggi di rendere un servizio perché si percepisce che diventerà, domani, un danno grandissimo. E' vero che nel relativo è dovere nostro "dare servizio"; ma non dobbiamo dimenticare che nell'ASSOLUTO, noi stessi siamo un'altro che merita il nostro rispetto e la nostra giusta attenzione. Nel relativo, possiamo rendere servizio solo a misura delle nostre relative forze, nell' ASSOLUTO  le nostre forze sono infinite e inesauribili.
          Finché siamo maggiormente identificati con la nostra dimensione psico-fisica, le nostre forze sono limitate come lo è la nostra capacità di discernere il giusto dallo sbagliato, il vero dal falso, il bene dal male.
          Gli strumenti della LIBERTA' e del SILENZIO sono strumenti per mezzo dei quali ci è ASSOLUTAMENTE impossibile ferire gli altri. Attenzione, parliamo della LIBERTA' e del SILENZIO a livello ASSOLUTO, non di quelli relativi. La Libertà prima e il Silenzio poi, sono gli strumenti che ci portano allo Spirito, alla ricongiunzione con l'Essere Superiore che realmente siamo, a questa parte di noi da sempre sana, saggia e amorevole.

          


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